I vaccini: che cosa sono, come funzionano, sono davvero cose sbagliate? Conosciamoli e capiamoli.

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Prima di tutto proviamo a darne una definizione: “i vaccini sono preparati biologici di elevato potere antigenico, che vengono somministrati per indurre uno stato di immunità attiva nei riguardi di determinati microrganismi patogeni col fine di proteggere dalle rispettive infezioni o dalla manifestazione della malattia” (Igiene, Monduzzi editore, di Salvatore Barbuti, Ennio Bellelli, Gaetano Maria Fara, Giuseppe Giammanco, pagina 153). Quindi non è altro che una piccola “infezione in miniatura, come ha ipotizzato Pasteur, scoperta da Jenner verso la fine del 1700.

Da questo punto di vista pare che non ci sia nulla da dire, sulla sua linea teorica, infatti i vaccini si potrebbero definire tra i farmaci “più naturali, che ci possano essere”. Tuttavia non sono solamente di un tipo, anzi, ad oggi sono riconosciuti sette tipi, di cui un ottavo dovrebbe essere ancora in fase di sperimentazione. Questi sono:

  • microrganismi vivi attenuati;
  • microrganismi uccisi;
  • frazioni di microrganismi;
  • antigeni microbici purificati;
  • anatossine (o tossoidi);
  • vaccini antidiotipo;
  • vaccini da manipolazioni genetiche;
  • vaccini con carrier.

 

VACCINI Vivi Attenuati.

Questi contengono parti di virus oppure batteri che comunque mantengono la capacità di moltiplicarsi all’interno dell’organismo del vaccinato, stimolando le sue difese immunitarie, tuttavia sono incapaci di provocare delle manifestazioni cliniche, quindi provocare dei sintomi della malattia.

Di questa categoria sono parte i vaccini virali della poliomielite, del morbillo, della rosolia, della parotite; di quelli batterici si possono citare quelli contro la tubercolosi e la febbre tifoide.

 

Vaccini uccisi.

Possono essere chiamati anche vaccini inattivati, sono costituiti da viroso oppure batteri uccisi con mezzi fisici (calore, raggi UV) oppure con metodi chimici (Acetone, fenolo, formòlo,…); ne rispettano l’integrità antigienica. In questa categoria possiamo ritrovare i vaccini contro la rabbia, l’antinfluenzale, quello antico poliomelite (Categoria Viale); la pertosse, per il colera, antitifico – paratifico.

 

Frazioni di microrganismi.

Alcuni vaccini della categoria precedente provocano spesso delegazioni indesiderate nel sito di inoculazione, oppure delle reazioni generali. Per ovviare a questo tipo di inconveniente si sono messi a punto i vaccini “Split”, costituiti da frammenti di virus e senza purificazione dell’antigene protettivo, per questo risultano meno reattivi e sufficientemente immunogeni.

 

Antigeni purificati.

Per alcuni microrganismi è noto che certe antigeni di superficie svolgono un ruolo essenziale e fondamentale per la violenza del microrganismo stesso. Da qui la grande importanza di solamente queste frazioni che vengono purificate dalle parti che possono risultare tossiche dei microrganismi per poter ridurre al minimo le reazioni indesiderate. A questa categoria appartengono i vaccini antiinfluenzali.

 

Anatossine o tossoidi.

Le esotossine, come quella d’esempio del batterio del tetano o della difterite possono perdere la loro tossicità con un trattamento con una soluzione di formòlo allo 0,4% con un tempo di un mese tra i 38 e 40° centigradi.

 

VACCINI ANTIDIOTIPO.

I determinanti antidiotipo sono in grado di stimolare la produzione di anticorpi, parte di questi possono mimare l’antigene originale sostituendolo nei processi di immunizzazione. Anche in questo caso si cerca di limitare gli effetti collaterali tossiche e allergiche.

 

Manipolazione genetiche e produzione di vaccini.

In questa categoria possiamo ritrovare tutte quante quelle tecniche che sono di nuova generazione, ottenute con la tecnica del DNA ricombinante. Servono per l’individuazione di determinanti genetici degli antigeni provenienti da virus, batteri e protozoi, in questo caso si intende clonarli e produrli in grande quantità in un sistema ospite di facile moltiplicazione. In questo caso il primo vaccino ottenuto è stato quello contro l’epatite B, ottenuto clonando un genere delle Saccharomyces cerevisiae che può essere coltivato in grandi quantità ed estratto facilmente.

Altri vaccini ottenuti in questa tecnica è quello della categoria “chimerici”. Questi possiamo vedere virus e batteri attenuati (virus vaccino, poxvirus, adenovirus, salmonelle e altri); è stato anche possibile ottenere dei vaccini vivi che fossero vettori di antigeni virali (epatite A, B, influenza, morbillo, eccetera), batterici (tetano, pertosse, carbonchio, colera eccetera) e protozoari (leishmaniosi e altri).

 

VACCINI CON CARRIER.

Questa è una particolare tecnica che stata sviluppata da poco, per permettere la vaccinazione nei confronti di quelle patologie che presentano dei virus che sono “mimetici”. Purtroppo sappiamo che i virus cambiano la loro forma e si nascondono al sistema immunitario, non solamente entrando all’interno delle cellule. Quindi si è sviluppata l’idea di utilizzare un batterio o virus è conosciuto e comune, legarlo insieme ad un involucro di un virus che presenta le caratteristiche del mimetismo, così nella speranza di poterli far riconoscere entrambi come agenti infettivi esterni da parte del sistema immunitario.

 

Di tutti i vaccini prodotti solamente tre sono in forma orale: due in compresse e uno in fiala da bere; tutti gli altri sono in forma iniettabile. Tutte queste forme sono strettamente controllate periodicamente da da parte dell’Istituto superiore di sanità, dal ministero della salute, oltre che dalle ditte stesse; in quanto sono le forme farmaceutiche più importanti.

Adesso la domanda che ci si pone è questa: perché far vaccinare le persone (siano essi adulti o bambini)? La risposta è molto semplice: davanti alla possibilità del presentarsi della malattia, il nostro organismo è già pronto a dare la migliore risposta immunitaria possibile contro l’agente infettivo. Questo porta ad avere moltissimi vantaggi, per esempio, la riduzione del tempo di malattia, la pronta risposta del sistema immunitario che non deve fare la prima immunizzazione, abbassamento dei costi economici da parte del sistema sanitario nazionale in quanto ad una possibile ospedalizzazione. Non da ultimo, come prevenzione verso malattie più importanti che possono esprimersi nel futuro come per esempio il cancro (è stato dimostrato che alcuni virus come il papilloma virus, sono direttamente collegati a dei casi di cancro).

Quindi, vedendo ciò che è scritto precedentemente, possiamo dire che gli effetti collaterali primari da cui bisogna sempre guardarsi sono allergia e possibili reazioni avverse. Tutto il resto, come i casi di sviluppo della sintomatologia dell’infezione, è perfettamente normale, ovviamente questi effetti variano da soggetto a soggetto. Quindi il presentarsi di momenti in cui si può avere della sintomatologia che richiama l’influenza, febbre, qualche brivido e altri sintomi caratteristici ma attenuati di certo, sono ben poca cosa alla possibilità di scampare ha degli effetti molto più seri e severi del contrarre la vera e propria malattia; nel caso in cui ci possa essere la prima esposizione al patogeno, la vaccinazione non può essere fatta nel momento in cui si sviluppa l’infezione, diversamente sappiamo che per alcuni batteri c’è un tempo di “incubazione” in cui questi crescono si sviluppano, per cui si può fare il “richiamo” presentandosi in ospedale oppure dal medico (il classico caso è quando ci si taglia con un pezzo di ferro arrugginito che può contenere il batterio tetanico).

 

Dr Davide Cecchinato