Il camice è uguale per tutti?

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In farmacia, come in parafarmacia, tutte le figure presente all’interno del locale posseggono un camice. Tuttavia ci sono vari tipi di camice. Quello indossato dei farmacisti è il classico camice da laboratorio lungo fino al ginocchio e di colore bianco, mentre le altre figure dovrebbero possedere un camice di diverso colore e di diversa forma. Tuttavia il colore bianco rimane sempre predominante all’interno di questo tipo di esercizi commerciali. Quindi la domanda che sorge spontanea è: come faccio ad identificare un farmacista da una qualunque altra categoria professionale? Riportiamo quanto scritto all’interno del codice deontologico, che per i farmacisti è legge:

CAPO II OBBLIGHI PROFESSIONALI DEL FARMACISTA

Art. 5 Distintivo professionale e camice bianco

  1. Nell’attività professionale al pubblico il farmacista ha l’obbligo di indossare il camice bianco e il distintivo professionale.
  2. Il distintivo professionale può essere utilizzato solo dagli iscritti all’Albo che esercitano la professione nelle strutture pubbliche o private ove è prevista per legge la figura del farmacista.
  3. Il distintivo professionale del farmacista è quello adottato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Farmacisti e distribuito dall’Ordine provinciale.
  4. Il titolare o il direttore di farmacia pubblica o privata deve curare che il distintivo professionale e il camice bianco siano prerogativa esclusiva del farmacista.

Quindi il farmacista può essere riconoscibile dal distintivo professionale a posto direttamente sul camice in bella vista. Da questo si evince che il titolare dell’esercizio farmaceutico è responsabile della categorizzazione dei compiti all’interno del proprio esercizio.

Purtroppo oggi assistiamo a quello che è il fenomeno del “abusivismo professionale”, cioè che il ruolo del farmacista venga svolto da personale che non ha nessun tipo di qualifica né competenza né possibilità legale per poter esercitare la professione. Queste persone alle volte possono essere i magazzinieri, i venditori di cosmetici, i parenti del titolare. In questo caso un grande aiuto dovrebbe essere dato dal paziente, il quale potrebbe rifiutarsi di avere l’assistenza di persone che non sono chiaramente identificabili in quanto professionisti sanitari.

Alle volte può succedere che sia lo stesso titolare a dare indicazioni “sottobanco”, esponendo il dipendente ad una denuncia penale di “abuso di professione”. Questo però comporta anche delle sanzioni a livello dell’esercito commerciale che si ripercuote su tutti i dipendenti e in ultima, colui che paga sempre più di tutti, nei confronti del paziente che avrà un servizio di scarso livello e anche una mancanza di assistenza sul territorio qualora dovesse emergere questo tipo di fenomeno. Tuttavia non si può fare a meno di chiedere al cittadino di poter presentare segnalazione anonima presso il nucleo dei carabinieri (NAS) qualora questo fenomeno continuasse a persistere.